Intervista a Marco Cantini

Dopo la recensione della scorsa settimana, come promesso oggi la seconda parte del guest post di Gianluca Clerici, con l’intervista a Marco Cantini, cantautore fiorentino, autore dell’album Siamo noi quelli che aspettavamo

Marco Cantini

Nel marasma dell’indie e dell’underground…la canzone d’autore di Marco Cantini che posto cerca di ricavarsi? Ambizioni e obiettivi?

L’obiettivo è quello di farsi ascoltare il più possibile – che poi è l’urgenza primordiale che mi ha avvicinato alla musica – e aggiungo, nelle condizioni migliori: anche per questo sto cercando di curare il più possibile i live, coinvolgendo i medesimi musicisti di alto livello che hanno partecipato alla registrazione dell’album.

Finalmente un disco suonato…quanto artificio digitale si nasconde anche tra le tue righe?

Pochissimo. E, nell’esiguo utilizzo, credo sia stato gestito nel modo migliore dal sottoscritto e dal produttore artistico Gianfilippo Boni. Chiaramente in un lavoro di questo genere non avrebbe avuto senso rinunciare ai veri strumenti in favore di espedienti computeristici. Banale dirlo: non ci sarebbero stati quei suoni, quell’espressività e quella carica emotiva che i musicisti hanno saputo trasmettere nelle session di registrazione.

Ma possiamo anche dire che in fondo anche se è il tuo secondo lavoro, questo è il vero esordio ufficiale?

Sicuramente dopo tanti anni è l’esordio ufficiale di molte cose: che hanno a che fare soprattutto con le parole soddisfazione e consapevolezza.

C’è sempre un fortissimo retrogusto di immagini, disegni e fotografie. Una musica da vedere la tua…come mai?

Perché è il tipo di forma canzone che da sempre mi piace ascoltare. Al di là dei contenuti, sono le suggestioni delle immagini, la forza delle parole quelle che da sempre mi emozionano. Quando scrivo cerco di curare moltissimo la melodia dei brani – che deve emozionarmi – dalle parti cantate a quelle strumentali. Ma alla fine nel mio modo di scrivere è sempre la parola che detta la musica, quasi mai è il contrario.

Parliamo del video di “Pazienza”. Grandi nomi a comparire. Di chi è stata l’idea?

L’idea del video è stata presa di comune accordo con i registi Giacomo De Bastiani e Alessio Lavacchi: coinvolgere noti personaggi che avevano avuto la fortuna di conoscere Paz in vita e girare il video direttamente all’interno dei loro studi personali (come infatti è avvenuto nel caso di Sergio Staino e Stefano Disegni). Per girare assieme a Sergio Vastano, su un’idea proposta dall’attore stesso, ci siamo recati nel Villaggio Leumann di Collegno (vicino Torino, città nella quale Vastano vive): un suggestivo e storico quartiere operaio.

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