Marco Cantini – Siamo noi quelli che aspettavamo

Indie per cui, l’angolo delle recensioni, oggi si fregia di un’importante collaborazione, il primo di tanti guest post. Senza indugiare oltre, vi lascio alla recensione che Gianluca Clerici (a cui va un enorme ringraziamento) ha fatto del nuovo lavoro di Marco Cantini. Buona lettura!

la copertina di Siamo noi quelli che aspettavamo, l'album di Marco Cantini
la copertina di Siamo noi quelli che aspettavamo, l’album di Marco Cantini

L’incontro tra me e Siamo noi quelli che aspettavamo, il nuovo lavoro di Marco Cantini, è stato ricco di ruggine e di sudore. Detta così porta davvero fuori strada ma quel che voglio dire è che l’ascolto di questo disco non è per niente facile. Ti ci devi impegnare, ti devi fermare e devi assolutamente capire che ogni singola parola non è che il frutto di una ricerca e di uno scopo ben preciso. Marco Cantini affida alla sua musica il compito di raccontare l’Italia, gli Italiani, gli studenti e la classe operaia, lotte e rivoluzioni. Racconta poi l’arte e gli artisti che vi hanno messo piede per scrivere la storia o semplicemente per lasciarsi contaminare. Ogni riferimento, spesso metaforico, altre volte neanche troppo leggero, è un tassello prezioso del quadro di Cantini che certamente non raffigura l’amore o volti noti dello spettacolo. Forse solo quest’anno abbiamo sentito parlare così tanto di Andrea Pazienza…ma sfido la massa a decantarmene le imprese. Insomma, Siamo noi quelli che aspettavamo è un lavoro che premia la cultura, la bella musica italiana, e l’impegno di chi alle note affida anche la pesante responsabilità di insegnare, ricordare e tramandare. Un lavoro delicato e decorato come si deve dalle mani esperte del producer Gianfilippo Boni. Grazie ai potenti mezzi della tecnica digitale ho pensato di rubare a Marco qualche battuta e qualche curiosità.




Indie per cui…alla prossima con l’intervista!

Il caro Gianluca non si è fermato alla recensione, ha fatto di più, è riuscito a strappare un’intervista al giovane cantautore fiorentino, di cui vi lascio un estratto, e per il resto vi rimando alla settimana prossima!

Un disco così pieno di collaborazioni…riuscirai a portare tutti sullo stesso palco nei tuoi live?

L’11 maggio ho presentato il disco al Circolo Il Progresso di Firenze con una bellissima formazione composta da veri fuoriclasse come Fabrizio Morganti alla batteria, Lorenzo Forti al basso, Claudio Giovagnoli ai sax e flauto, Francesco “Fry” Moneti e Gabriele Savarese ai violini e alle chitarre, Riccardo Galardini alla chitarra classica e Gianfilippo Boni alla tastiera. Nelle date successive ho riproposto formazioni più ridotte ma – come ti dicevo all’inizio dell’intervista – sempre attingendo dagli stessi musicisti che mi hanno dimostrato grande disponibilità ed attaccamento al progetto. E di questo li ringrazio infinitamente.

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